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Cuore e Batticuore E' curioso notare ...
Sunday, 20th of April 2014
  • Bambini e scuola
  • Adolescenza
  • madre e figlio
  • innamorati
  • genitori separati
  • dubbi e tradimenti
  • solitudine ed anzianità
  • sessualità
  • figli
  • scrittura e test

E' curioso notare ...

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A volte il bambino per apparire superiore cerca di essere il preferito dell'adulto. Alla scuola materna la stima della maestra è molto ambita anche perchè è il miglior titolo di esibizionismo. Purtroppo l'esibizionismo può assumere anche forme molto meno piacevoli giungendo fino a esibizionismo sessuale. Se il bambino non abbandona a tempo questa fase può essere seriamente pregiudicato il suo ulteriore sviluppo sociale. Infatti per i più piccoli essere il preferito degli adulti può essere titolo di merito ma per i più grandicelli, con il progredire del senso del gruppo diventa un titolo di disistima molto forte. Per il gruppo più maturo apparire il "cocco " o "la gallina bianca" della maestra è una colpa gravissima e porta all'esclusione dal gruppo stesso. Infatti. come vedremo anche meglio in seguito, una delle leggi fondamentali del gruppo e il non fare ricorso all'aiuto esterno.

DISPETTOSITA' E' questa l'ultima fase immatura e permane talvolta anche nell'adulto non molto socializzato. Con il dispetto il bambino vuole costringere il gruppo che lo rifiuta ad occuparsi di lui. Il dispettoso sociale gioca quindi un ruolo ingrato di disturbatore dell'attività sociale. Ma quanto più insiste tanto più il gruppo vede in lui un elemento pertubatore e lo evita.

E' curioso notare che anche l'adulto si comporta dispettosamente con il bambino per attirare la sua attenzione.

 

La scuola è il luogo dove avviene più pienamente il processo di socializzazione. Nella famiglia il fanciullo ha rapporti sociali molto più intensi con i familiari (padre, madre ,fratelli) ma in ciò egli è guidato dall'affetto naturale, dalla lunga pratica della sua stessa famiglia che egli conosce meglio di ogni altra cosa. Il gioco collettivo presuppone un notevole adattamento sociale ma è da notare che gli altri giocatori per il fanciullo sono visti più come pedine di un gioco che non nelle loro individualità. Inoltre il gruppo è quanto mai vario e cangiante, si scioglie e si ricompone diversamente a ogni piè sospinto, il singolo non ha nessuno obbligo di restarci se non lo vuole più. Diversamente si presenta la socializzazione a scuola dove vengono riuniti in un gruppo abbastanza grande fanciulli diversi per condizioni ambientali e sociali e comunque sempre dalla caratteristiche psicologiche più varie. Il gruppo scolastico è stabile: ciascun componente non si può allontanare quando vuole. Accade quindi che, qualche volta solo per un anno, ma generalmente per ben cinque anni il fanciullo rimane nello stesso gruppo. Inoltre essi si trovano a dover affrontare insieme qualcosa di serio come lo studio. Per tali ragioni la scuola nella socializzazione viene ad avere una funzione assolutamente predominante.

La legge fondamentale del gruppo scolastico può considerasi, come d'altronde in ogni gruppo, il non far ricorso all' aiuto esterno. La unità del gruppo infatti è minacciata se qualche membro chiede aiuto all'esterno. Nella scuola cercare l'aiuto del maestro nei rapporti con in compagni appare il "delitto" più grave. Nei primi anni delle elementari il ricorso al maestro è continuo e non desta impressione nella scolaresca perchè non si è ancora raggiunta una maturità sociale. Ma man mano che tale maturità viene raggiunta le delazioni si fanno sempre più rare e vengono fatte dagli elementi meno socializzati.

La unità del gruppo dipende anche dalle relazioni esterne. Se il gruppo si trova in stato di "guerra" la sua unità sarà rafforzata anche se in modo deteriore: essa Infatti si rafforzerà per la semplice constatazione che la unione fa la forza ma si rafforzeranno anche i caratteri deteriori del gruppo come la antidemocraticità, a prevalenza di un capo dispotico e la assunzione di valori in contrasto con quelli morali che la scuola propone

Ogni gruppo ha i suoi modelli ideali a cui si ispira: massima aspirazione del maestro sarebbe quella di impersonare tale modello. Abbiamo così dei principi comuni a cui i membri non possono sottrarsi. Si ha quindi una pressione fortissima del gruppo sui membri. La approvazione o la disapprovazione del gruppo possono divenire la maggiore motivazione del comportamento individuale. Il maestro può pertanto giovarsi della approvazione o disapprovazione per indurre il singolo a comportarsi nel modo desiderato. Naturalmente sarà difficile compito del maestro acquistare la fiducia della scolaresca e dare ad essa buoni principi. Si comprende che se il gruppo si trova in opposizione con il maestro qualunque cosa fatta contro di lui solleverà unanime consenso.

La resistenza di un membro alla pressione dl gruppo può dipendere da molti fattori: la immaturità sociale può attutire molto la sua importanza. E' chiaro che se ciascuno sente la pressione del gruppo proporzionalmente al grado con cui vi partecipa. I più piccoli sentiranno quindi più la pressione del maestro che quella dei compagni. Si può resistere al gruppo inoltre se si trova compensazione altrove. Se l'alunno non trova soddisfazione a scuola può cercarla in altri ambienti sociali. Allora egli sarà poco sensibile all'apprezzamento dei compagni di scuola. D'altra parte questi presto o tardi se ne accorgeranno e lo lasceranno in disparte senza molestarlo e tentare di farlo pensare come loro.

Bisogna anche notare la severità della scolaresca verso i suoi membri. Per quanto il maestro possa essere severo la scolaresca lo è molto di più: se riconosce che un fanciullo ha commesso una colpa, per quanto grave possa essere la punizione del maestro, crederà sempre che sia troppo blanda. I fanciulli in genere sono veramente feroci verso i loro compagni più deboli, quelli che non sono in grado di comportarsi come dovrebbero. Tale durezza dipende da due fattori. Innanzi tutto la inesperienza: nella sua mentalità assolutizzante gli riesce difficile concepire l'errore e la colpa che gli sembrano qualcosa di abnorme. A volte per i più piccoli anche una inezia sembra una enormità. Fui chiesto a un bambino che cosa sarebbe avvenuto se non avesse ubbidito a un certo ordine della madre e il bambino rispose che forse Dio avrebbe distrutto il mondo. Certo i ragazzi delle ultime classi delle elementari ne hanno fatto di strada da allora ma manca ancora ad essi il senso della misura. La seconda motivazione di tanta severità è data da un motivo inconscio: puniscono in un loro compagno più debole i loro stessi difetti. Ciò spiega perchè in genere la colpa più grave è ritenuta sempre quella di essere troppo infantile, mostrare di non aver superato quella infantilismo che in effetti nemmeno quelli che sono tanto severi hanno poi veramente superato.

Interessante è notare il particolare meccanismo con il quale nuove idee vengono accettate Qualche membro comincia timidamente ad affacciare qualche idea nuova, non la sostiene subito con decisione ma timidamente aspetta le reazioni degli altri senza esporsi troppo. Se tali reazioni non gli sembrano favorevoli egli si affretta a ritirale un po per non attirarsi il biasimo generale ma soprattutto perchè effettivamente se il gruppo non è favorevole nemmeno lui si sentirà veramente convinto. Se invece le reazioni gli sembrano favorevoli egli espone più apertamente. Comunque accetterà pienamente la sua stessa idea solo quando il gruppo la avrà accettata. Difficilmente ci si mantiene nelle proprie opinioni se queste non sono condivise dal gruppo.

Talvolta troviamo nel gruppo anche una altra caratteristica: il segreto. Con patto esplicito o implicito i membri si impegnano a non rivelare a nessun estraneo quello che accade nel gruppo. Il senso del segreto si rafforza quando il gruppo scolastico si sente minacciato dal maestro. Per difendere le proprie caratteristiche il mezzo migliore è quello di tenerlo segreto. La scolaresca sente che l'adulto potrebbe vincere la resistenza individuale convincendo ad abbandonare i comuni parametri di giudizio del gruppo e minacciare così quella che viene definita la "cultura del gruppo". Si giunge talvolta a scatenare a posta la collera del maestro per evitare che egli possa avere ascendente sui più deboli e minacciare quindi attraverso questo l'intero gruppo. Fortunatamente queste situazioni sono piuttosto rare.

Acceniamo ora all'influenza del gruppo sul profitto. Gli stimoli degli altri e l'emulazione sono più importanti per i meno intelligenti che per quelli che hanno ottime capacità: il lavoro individuale appare più rapido ma in genere meno originale. I ragionamenti fatti in gruppo sono più obbiettivi ma difficilmente sono molto brillanti: abbiamo idee concrete ma pochi colpi di genio.

 

Ogni fanciullo reagisce all'ambiente in un suo modo personale. Non di meno si possono delineare alcuni profili tipici particolarmente interessanti anche se interessano un numero limitato di alunni: facciamone una breve rassegna

 

LEADER: il capo, il "boss! come pure si dice comunemente. La presenza di un capo è del tutto normale in ogni gruppo e quindi anche nel gruppo scolastico: tuttavia esso può assumere aspetti negativi dal punto di vista dello sviluppo della socializzazione ed educativo quando questa figura assume caratteri di prepotenza, di dominio dispotico. Vi sono condizione che talvolta provocano e favoriscono il fenomeno del dominio di un ragazzo sugli altri. Quando il gruppo infantile si trova in stato di guerra con l'insegnante i fanciulli sentono il bisogno di appoggiarsi a uno dei loro compagni per poter resistere meglio alla pressione degli adulti. Ecco allora sorgere un fanciullo che finisce con il dominare dispoticamente gli altri. Infatti nelle "Scuole nuove" dove la pressione adulta non si manifesta il fenomeno non esiste o per lo meno è estremamente ridotto. Il "capo" di solito non è il più intelligente: la dote fondamentale è la sua esperienza e capacità nei rapporti sociali. In lui è vivo il senso della misura: sa quando deve concedere e quando deve imporsi. A volte il capo cerca solo compensazione per una sua debolezza nel profitto e ottenere così una rivincita che lo renda superiore al biasimo del maestro e degli altri adulti. il suo potere dura a volte a lungo, termina per varie ragioni: perchè ha commesso l'errore di impegnarsi in contese da cui è uscito perditore, ed quindi ha perso prestigio; perchè sorge un altro astro che prende il suo posto; perchè il gruppo si scioglie; perchè viene a mancare quello stato di guerra sorda che aveva favorito il sorgere del fenomeno, perchè i fanciulli giungono a una maggiore maturità. Da notare che presso i fanciulli l'idea di un capo elettivo è estranea.

 

IL GREGARIO: formano la maggioranza, una vera la folla, i gregari che seguono i capi e la corrente sono senza particolari caratteristiche. Questo però non significa che siano i meno maturi socialmente: anzi in fondo la normalità della socializzazione si incontra proprio in essi.

 

IL FIGLIO DI PAPA' - Nelle classi capitano spesso ragazzi che si trovano a un livello sociale superiore ai loro compagni. Un ragazzo ben educato e curato si trova in mezzo a ragazzi di strada già abituati alla dura lotta per la vita, magari già impegnati a contribuire con il loro lavoro manuale al magro bilancio familiare. Il figlio di persone socialmente più elevato si accorgerà di essere meglio vestito, di avere oggetti migliori, di essere più curato, di cattivarsi la simpatia del maestro con la educazione migliore e magari di andare anche meglio nel profitto. Ne concluderà di essere superiore ai suoi compagni e logicamente ne dedurrà che a lui spetta il posto di capo. Niente di più errato, naturalmente. I suoi compagni hanno avuto ben altre esperienze sociali e non si lasceranno certo dominare da lui. Ma egli ignora le proprie difficoltà, non si rende conto della assurdità delle proprie pretese per difetto di esperienza e finisce con il rendersi ridicolo. Da ciò può scaturire una certa difficoltà all'inserimento nel gruppo e quindi per compensazione a darsi l'aria di superiorità e fingere di non desiderare affatto la leadership .

 

IL DEBOLE: Si tratta di fanciulli psicologicamente deboli afflitti spesso da complessi di inferiorità e che vogliono inserirsi a qualunque costo nel gruppo. Ingenuamente credono di potersi inserire dicendo sempre "si" e seguendo sempre la corrente: accetteranno sempre con entusiasmo ogni iniziativa, si asterranno da critiche, faranno passivamente sempre quello che vogliono gli altri. Ma malgrado questo, atteggiamento, proprio anzi proprio per questo atteggiamento non riescono mai a inserirsi veramente nel gruppo. I compagni infatti presto intuiscono che non possono fidarsi di uno che dice sempre "si". Bisogna pure che ciascuno nel gruppo abbia un pò di personalità. Ed è davvero doloroso vedere questi fanciulli cosi miti e buoni che sopportano ogni angheria senza ribellarsi pur di essere accettati dal gruppo e che vengono invece respinti implacabilmente.

 

IL DISPETTOSO SOCIALE: si tratta ancora di ragazzi che non riescono a entrare pienamente nel gruppo, ma mentre i precedenti prendono un atteggiamento passivo questi passano senza altro all'azione: non riuscendo a entrare nel gruppo essi cercano in ogni modo di dissolverlo nella speranza di poterlo ricostituire essi stessi ponendosi al centro: ostacolano quindi in ogni modo la vita sociale e sono un "flagello" non solo per i compagni ma anche per il maestro, con i loro tentativi di creare disordini e costringere così il maestro a intervenire. L'aspetto più odioso del loro atteggiamento è la delazione spesso falsa e tendenziosa: purtroppo qualche maestro provoca egli stesso la delazione sia con punizioni collettive nella speranza che qualcuno magari denunci il colpevole sia circuendo addirittura qualche soggetto meno maturo. Il danno che il maestro provoca in questi casi è gravissimo.

 

IL DISTACCATO - Interessante è anche un'altra figura in verità non molto frequente. Si tratta del fanciullo che aderisce all'ambiente ma non vi partecipa completamente. Questi segue la corrente senza opporsi mai decisamente, ma la sua accettazione è solo superficiale: profondamente è solo alquanto distaccato e mantiene la sua personalità. Questo tipo è il meno influenzabile dal gruppo. Lo segue ma non ne è conquistato. Di solito agisce cosi perchè pur desiderando la socializzazione trova compensazione e maggiori gratificazioni in altri campi. E' amico di tutti e generalmente ben voluto ma rimane intimamente sempre un estraneo.

 

 Nella scuola elementari a differenza di quanto accade nelle medie e nelle superiori abbiamo quasi sempre un così detto "governo" della classe, abbiamo cioè alunni incaricati di alcuni compiti particolari di organizzazione sia in relazione alla attività propriamente istruttiva che a quella generalmente educativa. Troviamo così un capoclasse, altri incaricati della lavagna, dell'armadietto e di tante altre cose a seconda dei casi. In alcune classi tutto il governo si riduce al capoclasse, in altre invece diviene molto ampio e articolato. Presso i migliori insegnanti i compiti del capoclasse e degli altri incaricati sono organizzativi e di aiuto all'insegnante ma presso altri si riducono miseramente al mantenimento dell''ordine. Il criterio di nomina è anche molto diverso . Va notato che il governo degli alunni assume forme molto elaborate e sono fondamentali in molte "Scuola nuove".

Anche nel gioco abbiamo una organizzazione a volte molto complessa e rigida. Ma anche se per il fanciullo il gioco è un'attività molto seria essa non ha mai il carattere della obbligatorietà che ha la scuola. Nel disimpegnare un compito nel gioco un bambino può sempre rinunciare e rifiutare di continuare, ma nella scuola è obbligato ad assolvere il suo incarico. Per la prima volta il fanciullo si trova di fronte a una certa organizzazione obbligatoria che tende a uno scopo preciso. La importanza di tutto ciò non dovrebbe sfuggire agli insegnanti come purtroppo spesso avviene e così questa magnifica occasione per educare il senso sociale viene tralasciata e talvolta come ora vedremo usata in senso negativo.

In certe scuole vige infatti l'uso di prendere il ragazzo più indisciplinato ed irrequieto e farlo capoclasse con compiti essenzialmente di polizia. In tal modo viene tolto un elemento di disordine e quel ragazzo ha l'energia sufficiente a imporre ordine alla classe. Raggiunge questo scopo essenzialmente facendo delazione al maestro di quelli che hanno compiuto qualche infrazione. Generalmente il fanciullo così scelto è quello che altrove abbiamo definito "boss" e di cui abbiamo gia delineato la negatività per un sano sviluppo sociale. Ora il maestro nominandolo capoclasse da' una nuova forza a questo ragazzo che diventa "onnipotente": minacciando di accusarli al maestro anche se innocenti ha un mezzo di intimIdazione e un potere sugli altri compagni veramente fortI che si aggiunge a quello che già possedeva solo come ascendente. Va notato, però, che con rafforzarsi del senso sociale non può mantenersi insieme il suo ascendente e il suo compito di capoclasse: la odiosità della delazione gli farà perdere ogni prestigio e finirà con il restare ai margini della vita sociale.

Talvolta il capoclasse viene scelto secondo il criterio del merito. Il maestro promette di dare tale incarico ambito al più bravo nel profitto. Ciò rappresenta uno stimolo all'impegno scolastico ma bisogna notare che spesso il più preparato negli studi non è il più capace nelle relazioni sociali. Il più bravo si sente superiore agli altri e crede che gli spetti per diritto il posto di capo ma ciò è ben lontano dalla realtà: non sempre i più bravi nel profitto sono adatti per un compito del genere.

Può essere scelto anche il più disciplinato: ma il più disciplinato in genere è anche un timido e porlo in tale difficile incarico non adatto a lui finisce con l'aumentare la sua timidezza. Fallito il suo compito egli si sentirà sempre più incapace nelle relazioni sociali. I più timidi debbono essere incoraggiati inserendoli in compiti facili nei quali possano attingere fiducia in se stessi.

L'insegnante occupa naturalmente un posto fondamentale nel processo di socializzazione a scuola. Bisogna innanzi tutto notare che ha con gli scolari due ordini di rapporti: con ciascuno e con il complesso. Influisce cioè con il suo rapporto personale con ciascuno a somiglianza dei genitori ma ha anche tanta parte nella vita del gruppo scolastico

Visto nel suo complesso, mentre nei primi il rapporto con il singolo è predominante negli ultimi della scuola elementare assume maggiore importanza quello con il complesso della classe. Infatti la accresciuta maturità sociale, l'età di grazia del gruppo fa sì che un atteggiamento del singolo verso l'insegnante sia determinato essenzialmente dal comportamento di tutto il gruppo scolastico.

Vediamo qualche differenza fra la posizione dell'insegnante e quella del genitore. Ciascuno ha i propri vantaggi e svantaggi. Il rapporto con il genitore è più caldo sostenuto da un affetto, da un sentimento naturale tanto più forte. Ciò conferisce al genitore un grande vantaggio ma d'altra parte il maestro si presenta al bambino come una autorità indiscussa con un prestigio culturale che in genere il genitore non ha. Il bambino crede che il maestro sappia tutto e che non gli possa rifiutare ubbidienza. Ciò accade soprattutto nei ceti meno elevati culturalmente dove il maestro può essere l'unica voce della cultura in grado di farsi udire.

I genitori possono conoscere meglio i loro figli in quanto ne hanno una esperienza più lunga ma l'insegnante lo vede nei suoi rapporti con gli altri e quindi vede ciò che i familiari non vedono. D'altra parte anche per preparazione e mentalità è meglio preparato. Ma soprattutto la esperienza che ha dei bambini è ben maggiore in quanto puo' confrontare il comportamento di un gran numero di coetanei. La famiglia infatti ha del proprio rampollo spesso una idea inesatta sia sotto il punto di vista intellettuale che sociale soprattutto per mancanza di confronti. Accade spesso al maestro di notare errori di sopravvalutazione e di sottovalutazione delle famiglie che hanno idee molto vaghe su quale sia la "normalità" per i fanciulli dell'età dei loro figli.

 

 

 

 

 

 

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